Venere biomeccanicaSe non è mancato il coraggio al ‘network in progress’ per occupare l’ex-Meccanotessile una volta, perchè non farlo ancora? L’ispirazione viene dalla nuova 72h, che si ripropone con l’avvicinarsi dell’estate 2003, sull’onda del successo della prima. L’invenzione arriva ancora una volta da una ispirazione anonima, qualcosa che comincia a circolare e si ingrandisce: la costruzione di una grande scultura semovente, una ‘venere biomeccanica’, che però richiede un luogo per essere realizzata. Dunque rioccupare il cantiere del Museo, questa volta per più di un mese, fino alla vigilia del 25 aprile, quando nel corso di una Street Parade la statua attraverserà la città per andare a prendere possesso delle parco Cascine. Il Network gode di considerazione e simpatie molto ramificate in città, anche a livello di media locali, e dispone di una buona capacità di gestire la propria immagine, così che l’azione di forza della riapertura del cantiere, ribattezzato ‘cantiere biomeccanico’, avviene senza colpo ferire in un clima di relativa accondiscendenza che spinge l’amministrazione a fare diplomaticamente buon viso a cattivo gioco. Ciò non toglie che anche in questo caso scattino denunce verso alcuni di quelli che ormai sono diventati bersagli riconosciuti di indagini. A parte questo non irrilevante dettaglio, anche questa impresa riesce perfettamente. Se la 72 ore, con la street parade e la venere che attraversa la città con un codazzo di adoratori danzanti (piuttosto scalcinata, rispetto alle intenzioni iniziali, in realtà), riesce particolarmente bene, superando di gran lunga gli esiti della prima edizione ‘di rodaggio’, è però soprattutto durante i quaranta giorni di cantiere preparatorio che ha avuto luogo l’esperienza più interessante. Infatti durante queste settimane, oltre alla preparazione delle strutture che serviranno ai tre giorni di evento pubblico alle Cascine, il cantiere diventa luogo di sperimentazione artistica, laboratorio creativo e di autogestione, producendo una reale esperienza di centro d’arte autogestito e di ‘cantiere di comunicazione urbana’, secondo una definizione che circolerà in quei giorni. Mostre fotografiche, istallazioni, sonorizzazioni, un esperienza di costruzione collettiva ancora una volta totalmente fuori da logiche commerciali, improntata allo scambio ed alla solidarietà reciproca. Una esperienza che rinsalda, ricostruisce e rinnova alleanze e collaborazioni tra le diverse componenti del movimento. -- LoW - 09 Dec 2005 | |