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++ la città dei dati
In questo testo vorrei iniziare una riflessione su come funziona questo processo di ‘duplicazione’, in cui gli l’agire dei corpi sul territorio produce una configurazione di flussi di dati elettronici. (…e ovviamente il riprodursi dei dati influisce sui comportamenti, e questo è l’altro ‘lato della faccenda’…)
Lo spazio urbano è ‘innervato’ di dispositivi che rilevano comportamenti umani e li trasformano in dati. Questi dati si accumulano caoticamente secondo un processo di produzione ridondante e disomogeneo, che tende a costituire una metacittà di natura semiotica, incrementalmente più rilevante nel quadro dell’affermarsi della ‘società dell’informazione’.
La citta dei dati, lungi dall’essere una rete altamente interconnessa ed orwellianamente volta al controllo totale della società, come qualche visione apocalittica eccessivamente riduttiva sembra intendere, è in realtà frammentata, contraddittoria, ridondante e labirintica almeno quanto la realtà fisica in cui si specchia. Ciò non toglie che mentre il controllo fisico dello spazio si manifesta in maniera immediatamente evidente ai più, la dislocazione del controllo e dell’accesso nel ‘ciberspazio’ può apparire assai meno evidente e risultare meno minaccioso al cittadino qualunque. Produrre delle mappature che rendono manifeste le nuove configurazioni del potere nei territori ‘virtuali’ è un obbiettivo utile. Individuare come, dove e da chi vengono aquisiti, controllati, utilizzati e scambiati dati, è un esercizio interessante.
* In via di Novoli tutti i pali della luce sono stati recentemente numerati e contassegnati con codici a barre.:
Terminali fisici
A dispetto della sua natura ‘linguistica’, l’esistenza della ‘città dei dati’ dipende da processi di accumulazione e codificazione che sono strettamente connessi alla natura fisica dei supporti, dalla loro deperibilità e rinnovabilità.
Ad ogni azione fisica cui corrisponde una produzione di dati, avremo una dislocazione di informazioni (bit) in uno o più luoghi fisici, dove vengono registrati su supporti di natura ottica o magnetica. La corrispondenza tra luogo di registrazione e luogo di accumulazione dei dati non risponde a principi di coerenza geografica. Una voltra penetrata lo soglia della rete, i dati si ricollocano secondo principi diversi e solo in parte metaforicamente correlati alla forma fisica del territorio.
Sensori
Le fotocellule. I metal detector. Di dispositivi così gli spazi urbani sono pieni. Ma di fatto, non basta che siano dei dispositivi elettrici in grado di rilevare azioni: occorre che ci sia una memoria, un dispositivo elettronico in grado di trasformare l’input in dati. Le porte scorrevoli di un centro commerciale sono solo un riflesso automatico che non produce dati, ma se vi è associato un contatore allora esso produce una informazione (in quel caso utenti/ora) che può venire registrata da qualche parte. I sensori che accendono le luci quando un passante transita non producono informazione (se non per l’osservatore presente), ma se vi è associata una telecamera di sorveglianza che registra l’azione e magari vi sovraimpressiona un time code, ecco che abbiamo una produzione di dati. Il metal detector che ci fa entrare in una zona di sicurezza è solo una estensione sensoriale del sorvegliante che sta controllando al momento il passaggio; ma lo scanner di ingresso nella zona di imbarco di un aeroporto produce immagini computerizzate registrabili su disco rigido.
Quindi la prima caratteristica che i dispositivi sensibili devono avere è la possibilità di registrare dati. Dove, su quale supporti, in quali linguaggi-macchina?
Codificazione
Registrare significa operare una trasformazione in valori numerici. Quindi un secondo aspetto rilevante è la codificazione in linguaggi scrivibili e leggibili. Secondo quali codici sono scritti i dati rilevati?
Una immagine video di una telecamera di sorveglianza ha una immediatezza analogica che può essere interpretata da chiunque, lo scanner di un aereoporto ha dei codici di rappresentazione che richiedono un certo livello di competenza specifico; i dati rilevati da una centralina sull’inquinamento del traffico sono ancora più specialistici.
Una caratteristica da analizzare nello studio di tale dispositivi è il tipo di conversione in dati che essi eseguono in prima istanza. Potremmo parlare di codificazione primaria, poiché spesso i dati vengono successivamente trascritti, selezionati, compressi, crittati, insomma, elaborati in vario modo.
Comunque, questa e la porta di entrata nella città dei dati. La trasposizione di una azione in una rappresentazione.
Accesso/Potere
Da chi? … è la terza domanda, forse la più importante…
in quale banche dati vengono immagazzinate le informazioni? Per quale scopo?
Secondo quale diritto e nel quadro di quale normativa?
E ancora… chi ha accesso a tali informazioni, quali connessioni sono possibile tra diversi database. Quali incroci e chi può avervi accesso?
Persistenza
Una altro aspetto interessante è quello della ‘persistenza’ dei dati. I database per loro natura sono dinamici, in evoluzione ed aggiornamento perpetuo. I supporti che li ospitano sono ‘riscrivibili’ più o meno perennemente. Dunque è importante sapere anche il ‘tempo di vita’ che ha una informazione. Ad esempio, le rilevazioni ambientali hanno un valore scientifico sul piano statistico e vengono conservate a lungo. I nastri video di un circuito di videosorveglianza vengono cancellati e riutilizzati ogni pochi giorni…
(Cosa succede al ‘magazzino virtuale’ di un supermercato? Continua ad accumulare registrazioni di tutto quello che vi è transitato, oppure ad un certo punto vengono cancellati i dati?)
Mentre la persistenza degli edifici e delle strutture fisiche che compongono la città dei corpi ha una dimensione epocale, quella dei dati si misura secondo tempi elettronici, più leggibile come traiettoria che come massa solida.
Soggettivazione
Un altro aspetto importante da considerare è la ‘identificazione soggettuale’ (probabilmente sto coniando un neologismo). Intendo dire il tipo di soggettivazione che la macchina crea associando dati ad un comportamento. Cerco di spiegarmi con gli esempi. Un telepass o un autovelox riconosce dati relativi ad una targa di immatricolazione di un veicolo. I dati di rilevamento sono associati alla responsabilità personale del soggetto giuridico a cui è intestata l’automobile, che risponde delle conseguenze di quello che fa chiunque guidi la sua automobile. La carta di fidelizzazione del supermercato crea e ‘controlla’ un utente solo incidentalmente collegato alla personalità reale del possessore. Si tratta di un profilo consumatore, che è analizzato solo attraverso i suoi comportamenti di aquirente, per ‘aiutarlo’ ad essere servito meglio, per migliorare la distribuzione e l’ottimizzazione dei movimenti merci, e dove soprattutto tale categoria di informazioni è solo incidentalmente associata ad altri profili biografici. Un bancomat associa una contabilità bancaria ed all’individuo o gruppo di individui titolare di quel conto. Fa riferimento ad un soggetto utente che può anche essere una società o una famiglia. Chiunque usi quella carta magnetica è il soggetto utente x. Inoltre crea un profilo utente che è basato sulla solvibilità ed affidabilità dimostrata e presente nella più vasta banca dati finanziaria. Riversa i suoi dati in diversi sistemi articolati, in cui però l’attenzione ad altri ‘dati biografici’ è sicuramente maggiore (homo oeconimicus).
-- Low - 06 Mar 2005
PS L'estate scorsa ho partecipato ad un interessante workshop con Universitè Tangente che ha prodotto un documento relativo a questi temi.
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