Non è la strada a servire gli uomini, ma sono gli uomini ad essere dislocati come truppe in funzione di quella (si pensi alle prime autobahn tedesche, costruite per volontà del terzo reich dalla capitale verso le linee di frontiera per il rapido spostamento delle pedine belliche. Autostrade che come la radio instaurano il senso unico della voce del totalitarismo): la strada struttura lo spazio a sua immagine: rendendolo una superficie geometrica ed isotropica, sempre uguale a sé stessa nei suoi attributi. Se il clima sta cambiando non è questa la principale ragione della desertificazione della terra. Le strade considerano la terra come mero spazio abiotico, e provvedono a renderlo percorribile nella maniera più performante possibile. La destinazione? Un�altra strada, un altro svincolo, un nuovo immenso casello, una stazione di scambio, le corsie di un centro commerciale forse e il suo ampio parcheggio con mandrie di automobili al pascolo squagliate dal sole.
E la merce cieca viaggia senza intoppo sui nastri trasportatori che si prolungano fuori dalla fabbrica.
So che stiamo parlando della tranvia, dunque di una via ferrata, ma questa premessa disgustosamente edulcorata non è casuale. Toni Negri ha paragonato, in una intervista incrociata con Fuksas, la città postmoderna all�ambiente lavorativo fordista, in cui le condizioni lavorative erano totalmente subordinate alla funzionalità della macchina produttiva e, in quanto tali, assolutamente disumane. Oggi la vivibilità della città e il suo sostrato culturale, sono totalmente subordinati alla logica produttiva. Lo stesso nel caso in questione (mi riferisco ancora a viale Nenni), potrebbe dirsi riguardo all�alternanza di incasato e splendidi piccoli orti che sono totalmente ignorati dalla matita dei progettisti, o meglio sono considerati come trascurabili ostacoli alla �colonizzazione� attuata dagli assi viarii.
Gli abitanti sono considerati come una merce, la città viene divisa in �reparti�. Il reparto centro che viene progressivamente abbandonato dagli abitanti per trasformarsi in un luogo che si vuole agito solo ad orario d�ufficio: una tendenza che è ben documentata in Europa, sul modello del business center americano, a Firenze, come a Parigi. Il paragone, fra i tanti possibili, non è casuale, visto che Parigi è la città europea che accoglie il più gran numero di turisti e il cui flusso deve essere convogliato nella maniera la più funzionale possibile per garantire l�attività del terziario e del quaternario.
Gli abitanti invece? Loro si accalcano nel reparto stalle e dormitorio, a modello di Scandicci, marginalizzati nelle banlieues. Come buoi sono transumati dalla celletta operaia al posto di lavoro e dal posto di lavoro alla celletta operaia, passando per il reparto mangiatoia, con i suoi ampi parcheggi e i suoi comodi svincoli che si incuneano negli spazi lasciati liberi dalla crescita sregolata di policentri autonomi. Non hanno bisogno di nient�altro. Non attraversano più dei luoghi, ma descrivono una semplice traiettoria nella città che una volta era loro.
Il tutto è spacciato come una conquista per Firenze, con toni entusiastici si magnificano gli effetti della tranvia (Scandicci -SMN è soltanto il primo ramo di una rete tranviaria ben più ampia che prevede per ora altre due linee già in fase avanzata di progettazione) sulla congestionata mobilità fiorentina. Ma mobilità è sinonimo di vivibilità? E� lecito porsi la questione. Mobilità significa soprattutto maggiore velocità e un guadagno (per i soliti oligarchi) sul piano delle grandezze equiparate tempo-denaro. Mobilità significa annichilimento progressivo dei luoghi in funzione del tempo, significa potenziamento dello spazio-da-percorrere a scapito del luogo vissuto.
Se in un grande cantiere viene messo a disposizione degli operai un parco di mezzi per spostarsi più veocemente da un settore all�altro, si può essere certi che non è alleviare la fatica dei lavoratori ciò a cui mira l�azienda, che non ha mai dimenticato gli utili del cottimo.
D�altronde non è azzardato leggere negli occhi famelici del �Pizzardone� la volontà di far lievitare il prezzo del metroquadro, di cementificare i capitali nell�immobiliare che sempre tira nello stivale e di riempirsi quindi le tasche con nuove ed obbrobriose edificazioni selvagge sulle coste della strada ferrata. Insomma la carogna di Firenze è stata appena squarciata e gli sciacalli hanno appena iniziato il loro sporco lavoro: lotteranno e lottizzeranno fra loro per spartirsi quel che è rimasto della carcassa sezionata dal tram, si può esserne certi.
-- - 26 Jun 2006