Prima e dopo la cura. Psicoturismo dell’altra città.
Sabato 11 giugno 2005. Esplora
LoW
Il tentativo di coinvolgere il gruppo non riesce in questo periodo di stanchezza ed impegni pressanti, ci ritroviamo col solo Andrea, peraltro arrivato in macchina. Ci soffermiamo davanti all Indiano a ragionare di come condurre una mappatura di questi luoghi e di come coinvolgere la gente che ha vissuto tali esperienze del raccontarne le vicende. Ancora una volta ci ritroviamo daccordo sul fatto che gli strumenti debbano essere messi a disposizione delle realtà attive in città perchè si possano raccontare attraverso la loro voce ed il loro sguardo. Che la parte più importante su cui concentrare i nostri sforzi sia di rivelare quali sono le forze che di fatto trasformano la città, sgomberano, costruiscono. Dunque, la ricognizione degli spazi sgomberati deve essere soprattutto un tracciamento delle forse ostili, dei poteri forti che vanificano i tentativi di costruire spazi altri. e decidiamo dopo l'attesa inutile di proseguire singolarmente l'esplorazione. In realtà anche passeggiare da soli è molto piacevole, ed in un certo senso potrebbe aumentare di molto la nostra capacità di coprire il territorio di Firenze...
Il tour comincia, non a caso, alla Palazzina dell’
INdianO, che nel 1987 è stato il primo centro sociale in città. Dopo le lunghe vicende di occupazione, sgombero, concessione dopo la costituzione di una associazione culturale (primi anche in questo) l’indiano è stato infine “recuperato” dal comune di Firenze. Il che significa in pratica restaurato, cinto da una inferriata e rimasto lì inutilizzato. La palazzina sorge in uno dei posti più suggestivi di Firenze, alla fine del parco delle
CascinE, li dove il torrente mugnone si butta nell’arno superando il dislivello di qualche metro con un paio di cascatelle. E’ un Sabato mattina di Giugno, il piazzaletto è pieno di gente che passeggia, joggers, ciclisti che si godono il sole estivo. Il profilo rosso del viadotto dell’indiano, che ha preso il nome da qui, campeggia sullo sfondo.
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Ripercorrendo il “viale dell’aereonautica”, passiamo davanti al prato delle mulina ed all’anfiteatro delle cornacchie. Nella mutevole vita del parco urbano, questa zona estrema è quella che si presta a reinterpretazioni spontanee e temporanee.Dopo l’ultima 72ORe è stato recintato ed arato, per ripristinare l’erba devastata dai ravers. Emblematicamente questo interstizio verde di Firenze riunisce l’inizio di due mappe: quella degli spazi occupati più o meno stabilmente, e quello dei luoghi soggetti a occupazioni temporanee, che vengono investite da “zone temporaneamente autonome”.
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Imboccando via del barco ripercorro in parte il tracciato già seguito nell’ultima deriva del triangolo. Invece di seguire il mugnone, però, vado giù dritto per la strada fino a raggiungere via Baracca. Mi trovo subito di fronte ad un edificio che attira la mia attenzione, non perchè sia in relazione con gli argomenti in questione, ma perchè mi sembra degno di entrare nella mappa del
DelirioArchitettonico. Si tratta dell’edificio della cassa di Risparmio, un poliedro fatto di piramidi spezzate di cemento armato e vetri a specchio. E’ brutto? E’ bello? Ha un certo fascino sembra la morte nera di guerre stellari…di sicuro è un oggetto alieno, un trip da architetto, ricorda il disegno aggressivo di una macchina da guerra da cartone animato giapponese. Di fronte sorge una multisala Cecchi Gori, nato dalla riconversione di uno storico cinema porno…
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Ed ecco sulla sinistra
ViaBardazzi, sede della prima
ExEmerson. E’ la prima volta forse che entro in questa traversa di via baracca dalla demolizione del vecchio edificio . L’edificio lo possiamo inserire senza problemi nel
DelirioArchitettonico, nella categoria di quelli brutti e basta. Tanfo visivo di postmoderno anni ottanta della peggior specie, cromatismi accuratamente scelti nella gamma che vanno dal “grigio assessore” al “diarrea Toscana docg”. Sorpresa, non lo sapevo, ma l’edificio è della giunta Regionale Toscana. Le vetrine sono occupate da uno strano campionario di macchinari della Makita, trapani a colonna, torni e seghe a nastro… non sono sicuro se si tratta di una concessionaria o di un laboratorio di qualche tipo…
Mi ricordo della prima volta che sono entrato nella ex-emerson. Era il 1989, lo stabilimento di elettrodomestici dismesso era stato occupato da pochi giorni, e l’edificio era ancora pieno zeppo di ciarpame e materiali. Avevo la cinepresa super-8 con me e credo di essere stato il primo a girare delle immagini in quel posto. Teoricamente su qualche scaffale polveroso potrebbero ancora esserci bobine…
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Tornato su via Baracca la mia atttenzione viene attirata dal fitto
paesaggio di insegne pubblicitarie. Mi viene in mente la mappa degli spazi pubblicitari di cui abbiamo ragionato spesso. Altri spazi della città, in questo caso superfici verticali, facciate di edifici, tabelloni,usati per gestire un palinsesto di messaggi promozionali che diventano sempre più parte attiva e dominante del paesaggio. Queste superfici sono di proprietà oppure sono concesse in affitto a delle
agenzie? Una domanda interessante a cui rispondere, una eventuale nuova sezione da aprire, forse una nuova mappa…le pagine del sito sembrano destinate ad espandersi rizomaticamente, ma poi riusciremo a riempirle, a farne qualcosa di utile, ci sarà qualcuno che se ne occupa? La città offre così tanti piani di lettura e di ragionamento, mi chiedo se quello che facciamo con Cartografia Resistente sia solo una leziosa flanerie che salta in maniera inconcludente da un argomento all’altro, o se proprio questa sua dimensione ipertestuale, ancorchè superficiale, incompleta, velleitaria, non sia poi in fondo una maniera interessante di indagare e rappresentare la complessità e l’ineffabilità della natura urbana…
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Proseguendo mi trovo a fotografare un giardinetto nuovo, ovviamente tutto recintato di cancelli, che ha tutta l’aria di essere il coperchio di un parcheggio. Ed infatti subito dietro noto un cantiere e riconosco la serie di palazzine in costruzione che avevamo già osservato dall’altra parte quando nella deriva 3 percorrevamo il greto del Mugnone… mi avvicino entrando in *
viaRespighi: , e scopro che effettivamente il giardinetto copre un parcheggio sotterraneo e che il cantiere riguarda il futuro complesso residenziale “parco delle Cascine”. Lo costruisce l’immancabile Baldassini-Tognozzi Spa. L’accostamento tra il rendering idilliaco sul cartellone, con i suoi abitanti felici che passeggiano,e portano a spasso il cane nel paesaggio verde e gli scheletri di metallo e cemento degli edifici in costruzione è suggestivo. La città mi sembra fatta sempre di più di scheletro e pelle. Ma la ciccia?
(I miei amici marxisti guarderebbero con sospetto all’uso delle metafore biologiche per l’organismo urbano…)
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Inforco il motorino e percorro via baracca fino a piazza Puccini, poi imbocco via del ponte alle Mosse e giungo finalmente alla prossima tappa del tour, forse quella per me più emotivamente rilevante. Una stecca alta tre piani, piuttosto anonima, percorsa da una lunga striscia di vetrine che ospita un negozio in franchise di Divani&Divani…ecco come si presenta oggi il luogo dove sorgevano alcuni edifici semidiroccati che nel corso degli anni novanta sono stati in vari modi occupati. L’esperienza principale si chiamava
BuBu7te?, era una casa occupata di ispirrazione anarchica, piuttosto aperta ad attività sociali senza mai voler essere altro che un luogo di vita non mercificata. Ricordo la distribuzione di materiali autoprodotti subito all’ingresso, i concerti dei mitici Poeri Grulli, hardcore band residente, la prima visione di “Tetsuo, l’uomo di Acciaio” Di Shinya Tsukamoto, ovviamente proiettato dal mitico Jo…
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Girato l'angolo in
ViaRinuccini l'occhio mi cade su un altro esemplare di orrore architettonico degno della pagina del
DelirioArchitettonico. Una delle cose più brutte che abbia mai visto...
Risalgo via Doni, passando per un simpatico percorso per bambini reso più avventuroso da alcuni interventi canini * percorsosensoriale.jpg:

, ed eccomi finalmente in
viaMaragliano:
nel luogo che ha ispirato l'inizio di questo tour psicogeografico sui luoghi cancellati dell'autogestione a Firenze.
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Quanto a cancellate, mai aggettivo fu più appropriato. L'estetica della gabbia domina infatti l'enorme edificio residenziale ormai quasi ultimato che ha preso il posto dei vecchi capannoni che già ospitarono il
BandonE... non si può dire che sia brutto, sul piano puramente architettonico ha un disegno piuttosto elegante, i rapporti sono molto equilibrati, però con tutta una facciata di ballatoi chiusi da sbarre fitte fitte l'effetto è tremendamente carcerario... l'edificio non è ancora abitato, ma già fiorisce il business della compra vendita dei posti auto.
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LoW - 21 Nov 2005