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Una questione che richiede un approfondimento rispetto al nostro progetto è perchè vale la pena di perseguire il nostro sistema autonomo basato su software OS quando Google, Flykr ed altri colossi globali offrono liberamente e gratuitamente strumenti simili. Simile controversia sta diventando cruciale: da Magius in una mail di qualche mese fa, fino al preside della facoltà di Media dell�unversità di Weimar solo stamani, c'è una quantità di persone che continua a ripeterci: chi ve lo fa fare di perdere tempo a implementare software OS che vi fornisce male ed in maniera arretrata quello che google maps già sta facendo? Perchè non concentrate i vostri sforzi sull'uso di questi strumenti già esestenti? Vorrei aprire su questo punto una discussione, cruciale di fatto per l�esistenza del nostro progetto, sia per le energie che questo aspetto ci succhia, sia sulla possibilità di trovare risorse per portarlo avanti...

1) una delle controversie emersa all'interno di CR riguarda l'opportunità o l'interesse di subordinare la rappresentazione urbana a delle visioni cartografiche tradizionali, una controversia che potremmo sintetizzare con "che me ne frega dei pallini sulle mappine?". La posizione portata avanti da alcuni dissidenti della visione GIS della cartografia comunitaria è che l'obbiettivo del nostro collettivo era quello di produrre e sperimentare metodi di rappresentazioni e visioni alternative, anzichè imitare le visioni a volo d'uccello, razional centrate e riduzioniste della cartografia urbanistica e militare. Questo implica la licenza di immaginare delle mappe che non siano necessariamente o prioritariamente ancorate ad una cartografia standardizzata, georeferenziata e scalata. L'immagine delle mappe situazioniste fatte di frammenti urbani come isole flottanti sono un esempio fin troppo abusato, ma di mappe artistiche, psicogeografiche o espressionistiche ne abbiamo molti esempi. Dalle mappe (+ correttamente dei grafi) di Universitè Tangente http://utangente.free.fr/index2.html alle Parish maps, dalle community maps come quella che solo ieri ci ha segalato Laura www.somervillecdc.org/communitymap , alle mappe delle telecamere di SCP http://www.d-i-n-a.net/2002/it/metagallery/scp.html ...

Nell'arco dela storia della cartografia umana e della geografia, le mappe sono sempre state frutto di una elaborazione di codici di rappresentazione, di scelte arbitrarie di mettere in evidenza determinte relazioni riespetto ad altre, di ridimensionamento arbitrario di un elemento rispetto ad un altro. Intendo dire che la scelta o il disegno di una base cartografica rispetto ad un altra, di un tratto, di un colore, di includere o meno un elemento rispetto ad un altro fanno parte dell�atto di creare una cartografia, una scelta consapevole che deve essere ragionata e possibile all�interno del processo. Ora l'avvento di Google maps sta implicitamente cancellando questa possibilità di immaginare disegni diversi, forme di rappresentazione differenti. La unica visione possibile è quella (falsamene oggettiva) della fotografia aerea, o della mappa topografica codificata in maniera standardizzata. Sembra che il fine ultimo di ogni rappresntazione sia di ancorare ogni elemento od oggetto rilevato ad un univoco posizionamento, possibilmente georeferenziato e rintracciabile col GPS. Personalmente, se sono da un lato affascinato dalla possibilità di dominare dal proprio PDA (computer, telefono o altro) una visione totale del mondo, sono anche inquieto rispetto al potenziale banalizzante, appiattente, spoetizzante che questo processo ha. Digressione, ma non troppo: non affrontiamo più un viaggio senza avere una visione fotografica satellitare del luogo dove andiamo, il nostro percorso è già tracciato in una tabella punto per punto, in cui sono indicati tutti i bivi, le distanze chilometriche, i tempi di percorrenza previsti, persino gli imprevisti non sono più imprevisti perchè sono segnalati anche i lavori in corso ed i possibili rallentamenti. Implicitamente la visione dal satellite, a volo d�uccello, militare del territorio, la visione razional comprensiva e strategica del territorio diventa dominante, diventa l�unica possibile. Il paesaggio che attraversiamo è così, è oggettivo, è risultato di dati incontrovertibili, fotografici, aggiornati costantemente, e per altro, proprietà di istituzioni pubbliche o commerciali che ci concedono generosamente di adeguarci alla loro visione.

Ora, una delle obiezioni possibili a questa mià critica, è che non sei obbligato ad usare google maps, o la michelin online o altri sistemi del genere. Puoi tranquillamente affrontare il tuo viaggio con una mappa di carta, senza mappa, chiedendo informazioni ai passanti o totalmente a caso. E questo è esattemente il motivo per cui secondo me pensare ad un sistema di mappatura autogestita dal basso deve dare la possibilità di sganciarsi da questo standard che è ormai diventato dominante. E' indubbio che google sta vincendo la sua battaglia per diventare un sistema di riferimento dominante. Come sempre in questi casi, è perchè esso è oggettivamente superiore in alcuni aspetti. In alcuni, però. E' assolutamente fondamentale pensare che un sistema di rppresentazione cooperativo dal basso debba potersi prendere la libertà di non dipendere dal sistema dominante, anche a costo di essere oggettivamente inferiore su alcuni aspetti. Non è in competizione con quello che puoi fare con google che ci vogliamo muovere, a alla ricerca di ciò che google non vuole, non è interessato a fare. Cerchiamo di produrre visioni che si discostino da quella dominante. Cerchiamo di disegnare visioni alternative.

Un altro punto critico che viene posto è quello che google maps offre liberamente lo stock cartografico che possiede, mentre al di fuori di qel sistema l'utilizzo di cartografie e più in generale di dati geoografici è legato a diritti di proprietà e forme di tutela che ne rendono costoso, complicato o illegale l'uso da parte di comunità che le vogliono utilizzare. Questo è un problema oggettivo con cui effettivamente ci dobiamo scontrare. Ma, dal mio punto di vista, è anche oggettivamente importante scontrarsi con questo problema. L'accettazione supina del fatto che i dati geografici sono proprieta di istituzioni o imprese e per tanto soggette a regole strette e contrattazione economica è un nodo molto importante da affrontare e da criticare. Dal mio punto di vista, se vogliamo affrontare la rappresentazione del territorio come un atto sociale di costruzione e scambio di conoscenza dobbiamo rifiutare e combattere la mercificazione dei dati, nè più ne meno di come rifiutiamo che le parole e gli elementi linguistici che consentono la comunicazione siano soggetti al mercato, o alla restrizione di stampo militare. Quindi, 1) pur riconoscendo a Google di svolgere un ruolo sociale, consentendo il fair use dei suoi data base, non posso che diffidare dellla posizione monopolistica e dei rischi che tale dominio totale possa presentare nel futuro, quando ne saremo tutti totalmente dipendenti (se accettiamo lo stato delle cose, cioè che sia inutile cercare delle alternative). 2) è assolutamente fondamentale che la questione del libero accesso ai dati geografici pubblici / statali sia dibattutta, che la battaglia come quella che riguarda la normativa inspire dell'EU venga portata avanti, e persino che esperienze quasi don chichottesche come quella degli open cartographers londinesi che stanno ridisegnando mappe opensource della città manu propria vadano avanti.

Pragmaticamente, tornando a cartografia resistente, penso che per la maggior parte delle narrative associate alle mappe che siamo sviluppando potrebbe bastare una base cartografica fatta ricalcando a penna una qualsiasi carta di firenze e scansionandola. Questo non inficierebbe la loro capacità di trasmettere informazioni, di fornire una delle possibili chiavi di navigazione all�interno dell�ipertesto complessivo. In più avrebbe il vantaggio di spingere attivamente all'integrazione del disegno con ogni forma di informazione espressiva necessaria a visualizzare l'oggetto, l'argomento o il luogo di cui si sta parlando. Fotografie, descrizioni testuali, disegni, file sonori, senza che necessariamente la visione zenitale dall'alto abbia un carattere dominante e preventivo sulla rappresentazione del luogo.... per questo ritengo che al limite studiare se sia possibile in qualche modo integrare anche le mappe di google nel nostro sistema sia utile, ma che al contrario sia necessario mantenere la possibilità di inserire nel sistema una qualsiasi base cartografica, anche ad esempio il disegno di un territorio immaginario in cui riposizionare nuovi reali o immaginari spazi esplorati.

-- LoW - 25 Aug 2006